Cucina e design spesso si intrecciano. Ne abbiamo parlato con Carlo Tamborini, designer milanese innamorato della cucina e del suo lavoro.

Preferisci mangiare o cucinare?

Tutte e due le cose. In entrambi i casi, mi piace la semplicità. Non sono un cuoco provetto, ma mi lancio nei primi. Pasta o risotto. Senza però mescolare mai troppo gli ingredienti o sovrapporli. Un po' come nel mio lavoro di designer, quello che mi stimola è arrivare agli elementi di base che compongono un piatto o un oggetto.

Il rapporto fra cibo e design?

Il design, secondo me, deve essere dinamico, riuscire a dire qualcosa di nuovo e di utile per le persone, evitando manierismi o elaborazioni fini a se stesse. Quanto al cibo, assaporare i prodotti tipici, legati alla tradizione, è un'esperienza impagabile. C'è anche qui la ricerca, la voglia a volte di stupire in modo un po' estremo. Il fatto positivo dell'alimentazione è che è qualcosa di molto vicino alla vita. Come nel design, è fondamentale evitare di essere troppo autoreferenziali, guardare all'essenzialità e alla semplicità dei sapori.

C’è un alimento, secondo te, che la natura ha progettato in modo perfetto?

Direi tutti. Quello che mi affascina sono le preparazioni e le ricette. Procedimenti che il tempo ha levigato e perfezionato e che esprimono un'organizzazione coerente. La lavorazione dei formaggi, ad esempio. Oppure i piatti della cosiddetta cucina povera, che con pochi elementi costruiscono qualcosa di geniale. Osservare qualcuno che cucina un piatto della tradizione per me è come guardare un film.

Che funzione ha oggi la cucina, intesa come spazio all'interno della casa?

Importantissima. Noi a casa la viviamo molto, anche con gli amici. E' il luogo che ci piace di più, quello più caldo e accogliente. La cucina come stanza di servizio ormai è anacronistica, living e cucina si mescolano sempre di più. Probabilmente è il frutto di un contatto fra occidente e oriente. Ho fatto un viaggio a Seoul, di recente e mi ha colpito il modo di stare a tavola delle persone. Non si servono a tavola piatti preparati prima come da noi. E' tutto un preparare, mangiucchiare, assaggiare, chiacchierare e poi ricominciare da capo. Molto bello!

Qual è lo strumento di cucina più geniale secondo te dal punto di vista del design?

Tempo fa ho visto una mostra in Triennale sugli oggetti anonimi. Molti erano strumenti di cucina elaborati dall'uso comune e dalla quotidianità. Un vero libro di spunti per un designer. Dal pelapatate alle tortiere.

Da designer come interpreti la tavola?

Mi piace uno stile da locanda, semplice ma raffinata. Un po' sul modello della tavola imbandita nel film "Il pranzo di Babette". Un tavolo rustico, di legno. Una tovaglia di fiandra. Stoviglie non vistose, in materiali ricercati come la porcellana che non interferiscono con il cibo, come invece ad esempio i piatti in metallo che trovo invasivi. Bicchieri essenziali. Insomma, non un'apparecchiatura di gala. Piuttosto una tavola pensata, ma informale e accogliente.