Quali sono i sogni e i punti fermi di uno chef giovanissimo e esordiente? Lo abbiamo chiesto a Gabriele Zucchelli, 22 anni, chef dell'Osteria al Cantinì a Borno. A volerlo nello staff, tutto composto da giovani curiosi e aperti alla ricerca, il titolare Matteo Rivadossi, in vista di una cucina che unisce amore per il territorio e le tradizioni al gusto per le rivisitazioni creative.

Come è nata la passione per la cucina?

La mia passione per la cucina nasce da piccolo, mentre guardavo, e se ero fortunato, aiutavo, mia nonna a preparare il pranzo.

Tradizione e creatività: qual è l'ingrediente più importante?

La tradizione non preclude la creatività, la conoscenza delle origini è fondamentale per permetterne una rivisitazione rispettosa, così da adattare un piatto al cliente di oggi.

Il piatto che non ha ancora cucinato e che sogna di cucinare?

Mi capita di sognare ingredienti, gusti, profumi, che appartengono ad un piatto che però non vedo mai realizzato. Nella mia cucina inseguo quel sogno, cerco odori che mi diano le stesse sensazioni. Ad oggi non sono ancora riuscito a replicarlo e quindi il piatto che sogno di cucinare è sempre il prossimo.

La spezia preferita?   Il pepe, ne esistono molteplici tipi e la scelta determina la riuscita finale del piatto. In cucina non deve mai mancare, come nella vita.

Quali sono le sue fonti di ispirazione?

Cerco un equilibrio tra i grandi nomi della cucina, Marchesi, Bocuse, Moroni, e la passione di mia nonna, che per fare questo splendido mestiere non deve mancare mai.

In viaggio, quali sono le tre cose che non devono mancare in valigia?

La voglia di conoscere nuovi mondi e culture, lo spazzolino da denti e la macchina fotografica per immortalare qualsiasi cosa interessante.

Le sue passioni al di là dei fornelli?

Lo sport, visto in televisione però.

L'acqua in cucina?   Fondamentale, meglio se da fonte montana e leggera, come Valverde.